

(17 Ottobre 2009) - Si dice nell'ambiente sanitario che i medici di famiglia talvolta siano distratti nei confronti dei loro assistiti. Invece pare che la categoria in Italia sia tra le più efficienti. In particolare sono tra i più rapidi al mondo a dare un appuntamento ai loro pazienti: l’82% dei camici bianchi della Penisola afferma di ricevere il paziente che fa richiesta entro 48 ore, guadagnando così, in questa speciale classifica, il top della graduatoria internazionale contro il 75% dei medici francesi e il 65% di quelli inglesi.
E’ uno dei risultati dell’indagine condotta in 11 paesi - Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia, Regno unito, Usa - su diversi aspetti della medicina di famiglia, in un momento in cui sembra opportuno, visto la tendenza generale alla razionalizzazione dei costi per la salute, valorizzare questo importante punto di riferimento per i cittadini.
I temi indagati nella ricerca sono: l' accesso all’assistenza, il lavoro di gruppo, l'assistenza per patologie croniche, la tecnologia informatica. La ricerca è stata promossa dalla Fondazione statunitense The Commonwealth Fund e condotta in Italia attraverso il Centro studi nazionale Fimmg, che per il nostro Paese ha intervistato telefonicamente 844 camici bianchi.
Secondo il 77% dei medici italiani (in media con gli altri Paesi) i pazienti possono trovare una risposta assistenziale sul territorio anche al di fuori degli orari di apertura degli studi medici (la tradizionale visita a casa di un paziente impossibilitato a spostarsi), contro il 97% degli olandesi e il 29% degli statunitensi. Ma gli italiani sono più pessimisti quando si tratta dei tempi d’attesa per le visite specialistiche: mentre sono solo il 22% degli inglesi che sostiene che sono necessarie lunghe attese, la percentuale sale vertiginosamente in Italia, con il 75%, la percentuale più alta (insieme a quella dei canadesi).
Infine, i medici italiani (37%), insieme agli americani (58%), colgono più degli altri le difficoltà economiche riscontrate dai propri pazienti per le prestazioni sanitarie a pagamento. Non è un segnale positivo per l'Italia che ha sempre vantato un sistema di cure altamente accessibile ed a carattere gratuito o a basso costo delle prestazioni. Le prime anticipazioni dello studio, non ancora concluso, sono state presentate recentemente al congresso della Fimmg in corso a Santa Margherita di Pula (Ca) da Cathy Schoen, senior vicepresident del Commonwealth Fund, fondazione privata ed indipendente americana.
Relativamente ai aspetti informatici I medici italiani - ben il 94% - si confermano ai vertici nell’uso della scheda sanitaria elettronica. L’attività informatizzata dello studio del medico di famiglia è stata valutata su 14 funzioni; la percentuale di camici bianchi che dichiara di usufruire di almeno 9 di queste funzioni, spazia da un massimo del 97% in Nuova Zelanda a un minimo del 14% in Canada, mentre l’Italia è tra i primi quattro Paesi con il 66%. Nella presenza di personale non medico negli studi, invece, gli italiani risultano agli ultimi posti (54%), contro il 98% di svedesi e inglesi. Per quanto riguarda gli incentivi il 70% dei medici di famiglia della Penisola riceve incentivi finanziari mirati, collocandosi nella media internazionale. Interessante il dato del 40% degli studi dei medici di famiglia in Italia, che ricevono abitualmente dati sull’esito clinico dei pazienti, contro l'89% degli inglesi o anche solo il 65% degli olandesi. Segno che occorre sensibilizzare ulteriormente i pazienti assistiti ed un maggiore raccordo nel reperimento di informazioni cliniche con i reparti ospedalieri.
Marco Giacalone
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