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IMMIGRATI. QUALE TUTELA DEI DIRITTI NEL DISEGNO DI LEGGE SULLA SICUREZZA DISCUSSO DAL GOVERNO
"La misura costituisce un passo indietro, servono politiche di integrazione con mentalità aperta e intelligenza", così commenta Mons. Gianromano Gnesotto


(15 Gennaio 2009) - Un disegno di legge sulla sicurezza che si rispetti dovrebbe, in qualche modo, prefiggersi il compito di difendere i diritti del cittadino e della Nazione e proteggere – da quelle che possono essere considerate circostanze pericolose ed insidiose – tutti coloro che (a diverso titolo o condizione) sono ospitati nel medesimo territorio. D’altra parte esistono anche dei diritti (a tutela della persona) per coloro che risiedono in un qualsiasi paese straniero, in qualità di turisti o residenti temporanei.

Le recenti misure di sicurezza discusse dal governo italiano, nei confronti degli immigrati clandestini che (non certamente per diletto o per turismo) cercano rifugio in Italia, hanno innescato in questi giorni un’abbondante serie di polemiche.

L’articolo 19 del disegno di legge sulla sicurezza (da ieri al vaglio del Senato) considera reato l’ingresso o il soggiorno clandestino di uno straniero nel territorio italiano. Il disegno di legge (accolto con esuberante esultanza dai rappresentanti politici della Lega “Nord” e considerato addirittura una “rivoluzione” culturale) intimerebbe allo sciagurato profugo il pagamento di una onerosa ammenda che varia dai 5 ai 10 mila euro. In caso di mancato pagamento il “poveraccio” (non si può chiamarlo in altro modo uno che fugge dalla propria patria e investe gli ultimi averi per pagare il costoso viaggio in barconi di fortuna!) verrebbe – previa regolare sentenza stabilita dal giudice – inesorabilmente espulso dal nostro paese.

A complicare la situazione (già di per sé grave) è in arrivo un ulteriore colpo di grazia per gli aspiranti clandestini. Il Senato italiano ha infatti espresso parere positivo perché si studi la possibilità di applicare delle robuste tasse per la richiesta della cittadinanza italiana. Per il rilascio o il rinnovo di un semplice permesso di soggiorno, in questi giorni (tra conferme e sdegnose smentite) si parlava già di un modesto “contributo” (e non di una tassa!!!) variabile dai 10 ai 400 euro.

Immediata la reazione dei vescovi italiani che considerano un tale provvedimento “inaccettabile”. Mons. Gianromano Gnesotto, responsabile per gli immigrati e i profughi in Italia della Fondazione Migrantes (organismo della Cei) dichiara: «Una tassa che è meglio definire balzello verso una categoria già poco tutelata. Fantasie di questo genere penalizzano ulteriormente gli immigrati che, con impegno e con notevoli sforzi, cercano di integrarsi. È un passo indietro, servono politiche di integrazione con mentalità aperta e intelligenza».

Il ministro dell’interno Roberto Maroni si reputa «francamente meravigliato» del giudizio espresso dall’episcopato italiano e di tutti i partiti dell’opposizione che hanno condiviso le parole del direttore dell’Ufficio della Fonda­zione Migrantes per la pastorale de­gli immigrati e dei profughi. Nonostante tutto il Ministro così replica: «non ci toccano, perché stiamo facendo quello che hanno fatto da tempo i Paesi euro­pei. In Olanda c’è una tassa di 800 euro e lo stesso avviene in Inghilter­ra e in Germania».

In attesa di ulteriori precisazioni e di ragionevoli modifiche al disegno di legge in questione, non ci rimane altro che l’amarezza di veder naufragare l’antica e nobile considerazione da sempre riconosciuta all’Italia come uno dei paesi più ospitali del pianeta.



Michelangelo Nasca
15/01/2009

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