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EDITORIALE. EUTANASIA IN ITALIA: IL CASO ELUANA ENGLARO
E' difficile immaginare una ragazza a vent’anni anni, con l’argento vivo addosso e il futuro davanti a sé, che lapidariamente lascia ai propri genitori le indicazioni dettagliate e incontrovertibili su cosa fare della sua vita in caso di coma


(15 Novembre 2008) - La Corte Suprema di Cassazione ha comunicato il terribile verdetto. Ad Eluana Englaro, si può dunque staccare il sondino che la mantiene in vita. Perché è così che la giovane desiderava morire (nel caso in cui si fosse trovata impossibilitata a decidere personalmente della propria vita). Eluana Englaro, originaria di Lecco, da 15 anni è in coma vegetativo, in seguito ad un incidente stradale. Il padre della giovane donna, da tempo, chiede con insistenza che venga interrotta la terapia di sostentamento vitale e l’alimentazione artificiale per rispettare la volontà espressa dalla figlia in diverse occasioni.

A nostro avviso è difficile immaginare una ragazza a vent’anni anni, con l’argento vivo addosso e il futuro davanti a sé, che lapidariamente lascia ai propri genitori (è il principale punto di forza espresso dal padre di Eluana) le indicazioni dettagliate e incontrovertibili su cosa fare della sua vita in caso di coma!!! Sappiamo forse cosa accadrà e faremo domani? Sapremo essere così coerenti con le scelte ipotizzate quindici o vent’anni prima? E se volessimo improvvisamente cambiare idea?

Nelle precedenti sentenze i giudici motivarono la scelta a favore dell’eutanasia per la Englaro con queste parole: Vista la straordinaria durata dello stato vegetativo permanente e l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita – motivano i giudici milanesi – è stata una decisione inevitabile. Adesso dalle parole si passerà ai fatti!

In una intervista a Oriana Fallaci rilasciata nel 2004 a Christian Rocca per “Il Foglio” la giornalista affermava: La parola eutanasia è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità, un masochismo. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-Libera-dalle-Sofferenze. La morte è morte e basta. Ma predicarlo non serve a nulla. Forse  grazie ai kamikaze, alle loro stragi alle loro decapitazioni, l'islamico Culto della Morte sta avanzando in Occidente a un ritmo inesorabile. Sta conquistando l'America dove in Florida, in California, nel Vermonti, in Alabama, nell'Oregon, nel Michigan passano leggi sul suicidio assistito. E sperare che ciò non avvenga anche in Europa, in Eurabia, quindi in Italia, è ormai vano”. Relativamente al famoso Living-Will o testamento Biologico con cui una persona chiarisce se in caso di grave infermità vuole vivere o morire la Fallaci replicava: E' una buffonata. Perché nessuno può predire come si comporterà dinanzi alla morte. Inutile fare gli eroi antelitteram, annunciare che dinanzi al plotone di esecuzione sputerai addosso ai tuoi carnefici come Fabrizio Quattrocchi. Inutile dichiarare che in un caso simile a quello di Terri vorrai staccare-la-spina, morire stoicamente come Socrate che beve la cicuta. L'istinto di sopravvivenza è incontenibile, incontrollabile...E se nel testamento biologico scrivi che in caso di grave infermità vuoi morire ma al momento di guardare la Morte in faccia cambi idea? Se a quel punto  t'accorgi che la vita è bella anche quando è brutta, e piuttosto che rinunciarvi preferisci vivere col tubo infilato nell'ombelico ma non sei più in grado di dirlo?

Le suore Misericordine della clinica Talamoni, che da anni si prendono cura di Eluana Englaro, continuano ad offrire la loro disponibilità a servire clinicamente la giovane donna: “Chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva… Noi tutte continuiamo a servire la vita di Eluana Englaro e di tutti i nostri pazienti. La nostra speranza – e di tanti con noi – è che non si procuri la morte per fame e sete ad Eluana e a chi è nelle sue condizioni. Per questo affermiamo la nostra disponibilità a continuare a servire – oggi e in futuro – Eluana”.

In una nota del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica, diretto da Adriano Pessina, riguardo alla drammatica sentenza emessa dalla Cassazione nei confronti di Eluana Englaro si legge: “Uno dei pilastri della democrazia non è soltanto quello di garantire la pluralità dei punti di vista sulla vita, ma di impedire che queste visioni personali entrino in conflitto con il diritto fondamentale alla vita”. E ancora: ”Una società democratica è tale nella misura in cui ha una concezione ampia della dignità umana, in grado di riconoscere il valore di ciascun essere umano, in qualsiasi situazione si trovi. Nessuna forma di giustizia potrà evitare pratiche discriminanti se si accetterà il convincimento che esistono condizioni di salute che rendono la vita indegna”. “La sentenza – prosegue il comunicato stampa – “contrasta con il punto F dell’articolo 25 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che afferma il dovere da parte degli Stati di prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazioni di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità”.

Questo è un caso che scuote tutte le coscienze e che impone l’opportunità di stabilire una legge circa il termine della vita, che si esprima con chiarezza e soprattutto che offra ad ogni cittadino la certezza di essere tutelato in qualsiasi condizione clinica esso si trovi.



Michelangelo Nasca
15/11/2008

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