Non sono morti di stenti, sono stati picchiati ed uccisi. Credevano fossero indemoniati

(14 Ottobre 2008) - “Non sono morti di stenti, sono stati picchiati ed uccisi. Credevano fossero indemoniati”! E’ bastata una lettera anonima, indirizzata alla stazione dei Carabinieri di Cassibile in provincia di Siracusa, per far scattare immediatamente le indagini nei confronti di un gruppo di profughi nigeriani, intercettati l’11 settembre scorso a Portopalo durante l’ennesima traversata nel mare di Sicilia. Un rituale già noto nella casistica degli esodi clandestini. Questa volta, però, durante il “rito” si è consumato un vero e proprio sacrificio umano.
Con una imbarcazione di fortuna e con settantadue persone a bordo (chissà quanto avevano pagato gli sventurati per prendere parte a quel folle viaggio!) cinque scafisti si dirigono verso le sponde siciliane. Alcuni tra i passeggeri – forse stremati dal viaggio e dalla fame e soprattutto in preda al terrore di non poter terminare il rischioso viaggio) – mostrano, in preda al delirio, alcuni segni di cedimento. A questo punto, tra gli sguardi inorriditi dei presenti, tredici persone vengono gettate senza nessuno scrupolo in mare (dopo essere state torturate e seviziate), perché ritenute in preda “agli spiriti maligni”.
L’amara vicenda si è conclusa in questi giorni con l’arresto dei cinque scafisti nigeriani, ritenuti i responsabili di questo atroce atto di vandalismo tribale. E’ un racconto che lascia tutti esterrefatti. Superstizione e ignoranza (legate anche al particolare convincimento religioso di tipo animista) sono solo due delle cause principali che hanno mosso la ferocia omicida dei cinque nigeriani nei confronti dei loro tredici connazionali.
Il sospetto che un’altra persona possa “portare sfortuna” (è una delle motivazioni che hanno dato inizio al barbaro sacrificio) e che rappresenti la causa e la responsabilità ultima dei tanti mali che affliggono l’uomo del terzo millennio (!!!) è una dinamica tristemente nota anche nelle culture cosiddette moderne.
Questa dolorosa circostanza non solo riapre il problema dell’emigrazione – che vede, in numero sempre crescente, uomini e donne sballottati da una sponda all’altra del mondo nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita e riconquistare la dignità di esseri umani – ma costringe (ce lo auguriamo davvero) le competenti autorità governative (in questo caso straniere) a prendere seri provvedimenti, perché non accada più che un uomo debba essere così brutalmente giustiziato perché considerato iellato o peggio ancora posseduto dagli spiriti maligni!
Michelangelo Nasca
14/10/2008