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SPECIALE MINORI - EDITORIALE. QUALE CULTURA DELL'INFANZIA NELLA SOCIETA' DISTRATTA
C’è da chiedersi se davvero la nascita di un bambino viene accolta, oggi, come un dono dalla nostra società. E pensare che è proprio dalla radice tematica del termine “feto” (clinicamente utilizzato per stabilire una gravidanza), attraverso una serie di passaggi consonantici, che si giunge a comporre la parola “figlio” e la parola “felicità” (feto, felicità, figlio)


(26 Settembre 2008) - Uno dei recenti dati statistici rileverebbe, nel territorio italiano, la presenza di circa 100 mila bambini abbandonati che vivono in condizioni di gravi difficoltà. La maggior parte di essi è affidata a strutture assistenziali di vario genere dove, talvolta, non mancano ostacoli da superare sia dal punto di vista economico che dal punto di vista educativo.

Scorrendo alcuni dei principi contenuti nel testo della Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo (ma anche in altri documenti per la difesa e la tutela dei minori) si incontrano alcune espressioni che sembrano incastonarsi dentro un vero e proprio progetto di lavoro, volto a tutelare la vita dei minori. Viene affermato, per esempio, che “il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un clima di felicità, di amore e di comprensione. La garanzia di tali presupposti però non sempre si realizza totalmente, soprattutto quando la responsabilità dei genitori viene meno!

C’è da chiedersi se davvero la nascita di un bambino viene accolta, oggi, come un dono dalla nostra società. E pensare che è proprio dalla radice tematica del termine “feto” (clinicamente utilizzato per stabilire una gravidanza), attraverso una serie di passaggi consonantici, che si giunge a comporre la parola “figlio” e la parola “felicità” (feto, felicità, figlio)!

Uno dei giuristi più rappresentativi del nostro secolo (nell’ambito della tutela ai minori), Carlo Alfredo Moro, commentando la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, affermava: Il bambino reale è divenuto un bambino declamato: una mera risorsa per i mass media; per la pubblicità; per il mercato del lavoro; per la criminalità organizzata; per gli appetiti sessuali di certi adulti. C'è dunque bisogno di una nuova cultura dell'infanzia e dell'adolescenza, una cultura dell'attenzione e del rispetto, una cultura della solidarietà e di un rapporto positivo fra le generazioni. Ogni adulto che viene a contatto con un bambino deve saper contribuire al suo difficile itinerario di crescita con molta umiltà e molto rispetto, con disponibilità non invadente e con capacità di ascolto, non verbalizzando i valori, ma vivendoli e testimoniando la speranza.

Molte Associazioni lavorano in prima linea per garantire ai minori un residuo di umanità molto spesso negata dal mondo esterno e dai genitori stessi. Nonostante il lavoro e le mille iniziative prodotte manca però sempre qualcosa…

Un famoso romanzo di Gilbert Cesbron, Cani perduti senza collare, nel 1954 raccontava la drammatica realtà di molti ragazzi abbandonati a se stessi, senza genitori, in preda ai mali del mondo, costretti a rifugiarsi in istituti di assistenza. Il giudice Lamy, protagonista del romanzo, è uno dei pochi ad essere fermamente convinto che questi ragazzi vanno aiutati e soprattutto amati a tutti i costi:

«Essi hanno tutto!... Tutto, tranne una piccola cosa essenziale. Anche in fondo al mare sembra esistere tutto ciò che occorre perché noi possiamo vivere. Non ci manca che l’aria, disgraziatamente!»

«E che cosa manca loro d’essenziale a Terneray?»

«A Terneray, e per definizione, in tutti i nostri Centri: l’amore della famiglia»

[…] «Si può privarli di qualunque cosa… ma il solo crimine, Doublet, sarebbe quello di entrare a Terneray senza portare noi tutto l’amore di cui siamo capaci»

Nonostante siano trascorsi 54 anni dalla pubblicazione del romanzo di Cesbron possiamo costatare un notevole miglioramento nelle condizioni generali di vita di ogni ragazzo (almeno rispetto a chi negli anni cinquanta soffriva di povertà) ma non possiamo dire lo stesso circa il suo reale bisogno di essere accolto e amato!

C’è una povertà ancora più grande che bisogna superare oggi e che riguarda la nostra poca attenzione nei confronti di chi ha davvero bisogno di noi.

 


Michelangelo Nasca




26/09/2008

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