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SPECIALE PEDIATRIA. INTERVISTA AL DOTTOR ANGELO CUCCHIARA
''La nostra funzione - spiega il pediatra - prima era principalmente di tipo curativo, oggi è prevalentemente di tipo preventivo''


(17 maggio 2008) - Nell’ambito del nostro speciale mensile abbiamo intervistato il dottor Angelo Cucchiara, pediatra di libera scelta che opera a Palermo.

Dottor Cucchiara, qual è oggi il rapporto fra il pediatra e le famiglie?

''Il rapporto tra il pediatra e le famiglie è prevalentemente di tipo fiduciario: le famiglie affidano il loro bene più prezioso, il figlio, ad un’altra persona.
Fiducia che viene poi corrisposta dal pediatra nei confronti dei genitori, nel senso che egli deve essere sicuro che le terapie vengano accettate. Mi sento di poter affermare che il rapporto fiduciario è rimasto la cosa più stabile nella relazione pediatra-famiglia''.

Quali sono stati i principali cambiamenti nella relazione terapeutica rispetto al passato?

''La nostra funzione prima era principalmente di tipo curativo oggi è prevalentemente di tipo preventivo''.

Ci può fare un esempio in tal senso?

''Un campo particolare è quello dell’alimentazione e, nello specifico, mi viene da pensare all’aumento sproporzionato dei casi di obesità e dei disturbi alimentari. La scelta del cibo non sempre è oculata, soprattutto se il bambino viene lasciato libero di scegliere ciò che gli è più gradito. Bisogna sottolineare come anche i genitori, talvolta, non hanno una formazione adeguata rispetto all’educazione alimentare da impartire ai propri figli. Il bambino non dovrebbe essere condotto al supermercato perché la sua scelta è dettata esclusivamente dalla pubblicità e dal packaging dei prodotti. Oggi la differenza epocale rispetto al passato è che il bisogno non è più quello primario di procurarsi del cibo, ma quello di eliminare dalla dieta gli alimenti nocivi e in eccesso, privilegiando il consumo di frutta e verdura. La priorità è educare ad una sana e corretta alimentazione''.

Cosa ne pensa dei casi di consumo e somministrazione dei farmaci senza un consulto medico? Ritiene sia una pratica molto diffusa?

''Esiste una sorta di imprenditorialità medica che sicuramente necessita di una particolare attenzione da parte di noi dottori. E’ necessario imparare a convivere con questo stato di cose, poiché la medicina è oggi anche un fatto consumistico, basti pensare alla diffusione capillare e di facile accesso dei farmaci da banco e dei generici. Il medico ha la responsabilità di dare un’ educazione sanitaria alle famiglie che eccedono in questi comportamenti''.

Ci sono molti più invii verso medici specialistici che curano le patologie dell’infanzia?

''Non sempre è così, per quello che posso cerco di intervenire personalmente. Naturalmente laddove è necessario invio il bambino dallo specialista''.

Ha in cura dei bambini stranieri? Presentano delle problematiche specifiche?

''Non molti, circa 5-6 bambini, sinceramente mi sarei aspettato di averne molti di più visto il quartiere in cui opero, all’interno del quale vi è una consistente presenza di stranieri. Probabilmente la condizione di clandestinità di molte famiglie suscita delle paure e delle resistenze che impediscono loro di usufruire del servizio. Sarebbe necessaria una maggiore informazione e promozione dei servizi verso queste persone. Sarebbe anche auspicabile la presenza di mediatori interculturali''.

Come viene promosso il servizio di pediatria sul territorio? Ci sono stati dei cambiamenti in questi anni?

La promozione è ancora molto limitata. Anche se penso che ci sarà nel prossimo futuro un’inversione di tendenza. Io personalmente mi impegno a promuovere una migliore educazione alimentare presso la scuola delle mie figlie, ma istituzionalmente non si fa ancora abbastanza''.

Secondo lei dal punto di vista legislativo cosa potrebbe essere migliorato per permettere ai pediatri di operare al meglio?

''Questo progetto da parte del ministero della Sanità di istituire un servizio H24 sarebbe un buon intervento''.

Ci spiega come potrebbe funzionare?

''Dipende da come verrà gestita la cosa. Può ridurre i costi della Sanità, però se il servizio si riducesse ad un’attività di pronto soccorso non andrebbe probabilmente in questa direzione. Oggi quando un bambino arriva al pronto soccorso viene quasi sicuramente ricoverato a causa della non conoscenza della storia clinica del paziente. Il nuovo sistema non deve trascurare il rapporto fiduciario che ha il pediatra di famiglia in modo che l’H24 sia una sorta di continuazione del lavoro svolto in ambulatorio''.

Anna Laura Casano



Anna Laura Casano
17/05/2008

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