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DSA A SCUOLA. ISTRUZIONI PER L’USO
L'inefficacia della scuola primaria per i bambini con disturbi specifici di apprendimento


(14 Novembre 2011) - Nell'informazione generalista si parla sempre di più di DSA. L’acronimo significa Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La nuova sensibilità sociale verso argomento è legata all'incidenza significativa dei DSA nella popolazione in età evolutiva, che va tra il 2,5% ed il 3,5%. Attualmente non esiste un osservatorio epidemiologico nazionale sui DSA e gli unici dati certi provengono dai servizi di neuropsichiatria infantile dove si registra che il 30% degli utenti presentano DSA in età scolare; di questi solo il 50% effettuano interventi riabilitativi (Consensus Conference, Associazione Italiana Dislessia, Giugno 2011). Questi disturbi interessano alcune abilità specifiche  che devono essere acquisite dai bambini in età scolare ed  implicano la non autosufficienza nel percorso scolastico.

I DSA si distinguono in dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia. La  dislessia  è un disturbo  di origine neurobiologica; riguarda la difficoltà  nella lettura e nella scrittura e l’abilità compromessa è quella della transcodifica. Infatti i ragazzi e i bambini dislessici hanno  difficoltà nel riconoscimento dei simboli grafici e nel far corrispondere i simboli ai suoni. La discalculia è un disturbo delle abilità numeriche ed aritmetiche. Anche in questo disturbo l’abilità compromessa è quella della transcodifica.

La disgrafia è una difficoltà  della scrittura, in particolare nel riprodurre segni numerici e alfabetici. La disortografia è, invece, un disturbo che riguarda la difficoltà a scrivere correttamente una parola  a causa di confusione di suoni e orientamento delle lettere alfabetiche.

Come dovrebbe funzionare il sistema scolastico per gli alunni con DSA - Secondo la normativa vigente per i  bambini e ragazzi con DSA  non è prevista in classe la figura dell’insegnante di sostegno. Grazie alla legge 170/10 - 'Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico' i  bambini e i ragazzi con DSA hanno diritto a strumenti didattici e tecnologici di tipo compensativo (programmi di video scrittura con correttore automatico, calcolatrice, computer, ecc..) e hanno diritto di usufruire di misure dispensative che gli permettono di sostituire alcuni tipi di prove di valutazione con altre più adatte a loro. Gli insegnanti hanno il dovere di creare dei piani didattici individualizzati (il D.M. 56/69 fa riferimento esplicito alla didattica individualizzata e personalizzata).


Come funziona il sistema
- Nella maggior parte dei casi accade che molti insegnanti, pur conoscendo il problema, richiedono la diagnosi ed il certificato dell’alunno DSA per ricorrere agli strumenti compensativi e alle misure dispensative (strumenti che il servizio pubblico non possiede e non utilizza). Un'ottima soluzione per un sistema inefficace, per “lavarsene ulteriormente le mani”.

L’invadenza dell’argomento sui media, sui blog e altri strumenti di divulgazione, le azioni delle associazioni dei pazienti  non sono servite a sensibilizzare la scuola e gli insegnanti, che dopo i genitori sono considerate  le figure più importanti nella fase dello sviluppo di un bambino in età scolare, dal momento che fin dalla prima elementare è possibile rilevare i DSA. I 'tagli', il mancato aggiornamento didattico e professionale dell'intera categoria dei docenti, le classi-pollaio sono solo alcuni sintomi di un sistema che discrimina i bambini con DSA.

Dinanzi alla tipologia dei DSA, per rendere efficaci i percorsi formativi, dovrebbe invece attuarsi un intervento di ristrutturazione del sistema dell’istruzione: in prima linea un insegnante competente nella specificità dell’azione cha va rivolta a questi utenti; contemporaneamente l’ausilio di figure professionali che si occupano di “rieducazione” delle abilità propedeutiche dell’apprendimento, in ambito sanitario e pedagogico. La maggior parte di questi disturbi, se è possibile agire in anticipo, infatti possono essere fortemente ridimensionati.


DSA: Questione di metodo -
Un fattore al quale il genitore di un bambino con DSA deve fare attenzione è il metodo adottato dagli insegnanti delle scuole primarie. Spesso gli insegnanti per far velocizzare l’apprendimento  della lettura  ai piccoli alunni, adoperano il cosiddetto metodo “globale” che rimane in Italia il più utilizzato (con questo metodo il bambino impara a  memorizzare l’intera parola); nella ricerca di psicologia dell’apprendimento è stato scoperto che il metodo globale andrebbe evitato per i bambini affetti da DSA. Il metodo più adatto è quello fono- sillabico, anche se più lento. Con il metodo globale infatti il bambino in una intera frase impara le singole parole e nel momento in cui al bambino si presenta una parola  diversa con singole o coppie di lettere uguali, farà confusione e non distinguerà una parola con un’altra. Quindi il bambino riuscirà a leggere ma molto lentamente. Questa lentezza, ‘normale’ per un bambino di prima e seconda elementare, può essere diagnosticata erroneamente come dislessia. Del 20% di diagnosi elaborate in ambiente scolastico dagli insegnanti solo il 4% rispondono a dislessia (Consensus Conference dell'Associazione Italiana Dislessia, Giugno 2011).

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14/11/11 Speciale Neuropsichiatria infantile: la rete, la ricerca e i servizi a Palermo(Sanità) - Carlo Baiamonte

15/11/11 Magia della dislessia (Pari Opportunità) - Odette Miceli


Melania Duecento
14/11/2011

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