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RIAPRE IL CEA DI PALERMO PER I MALATI DI ALZHEIMER
Il centro diurno di via La Loggia oggi accoglie 42 pazienti


(7 Ottobre 2011) -  Per più di un anno i malati di Alzheimer di Palermo e i familiari hanno dovuto attendere la riapertura del CEA (Centro Educativo Alzheimer), la struttura pubblica di via La Loggia, l'unica esistente nel territorio in grado di garantire assistenza diurna e servizi essenziali di monitoraggio della malattia. In estate sembrava tutto fermo; soprattutto sembrava che anche rispetto ai bisogni di questa categoria così fragile il piano di zona del distretto 42 si fosse bloccato, come è accaduto in tanti segmenti dei servizi socio-sanitari e assistenziali.

Le sorti del Centro educativo Alzheimer di Palermo sono invece oggi in buone mani. Con il bando che assegna con evidenza pubblica il servizio all’Associazione Asda Onlus di Palermo sono stati sbloccati i fondi e l'iter esecutivo; dall' 1 Settembre per 20 mesi ai pazienti ed alle famiglie si potrà garantire un buon servizio. I centri diurni per i soggetti affetti da
Alzheimer in Europa sono una conquista ormai consolidata. A Palermo, dopo alcuni mesi di tribolazione, si ‘riparte’, nonostante le polemiche che stigmatizzano sui ritardi, con una struttura essenzialmente migliorata nella qualità dei servizi resi, che si potrà in futuro annoverare tra le eccellenze.

Naturalmente tra i familiari e gli operatori che abbiamo incontrato nei locali del Cea si auspica già l’implementazione del servizio, oltre che la possibilità di replicare negli altri distretti siciliani la buona prassi.

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L’Alzheimer è una patologia pesante con forti implicazioni socio-familiari. L'analisi dei bisogni nel distretto socio-sanitario 42 mostra una realtà della patologia che interessa diverse centinaia di soggetti, a cui il tetto di 50 inserimenti non potrà garantire certo una risposta efficace. Ad oggi, infatti, a poco più di un mese si è quasi raggiunto il tetto massimo.

I pazienti vengono ospitati al Cea dopo essere stati valutati dalle Unità di Valutazione Alzheimer (UVA), sei in tutto il distretto. Gli inserimenti sono generalmente rapidi, la risposta alle famiglie e ai pazienti immediata, con le reti dell’ASL coinvolte nel processo di monitoraggio, di accompagnamento e di elaborazione del percorso individualizzato.   

In passato avevamo visitato il Cea. La struttura ampia nei locali e caratterizzata da un giardino estremamente curato cattura sempre l'attenzione dei visitatori ma oggi siamo lontani dall'atmosfera di emergenza che si è sempre respirata. Il clima tra i familiari, i pazienti e gli operatori che incontriamo è positivo, di fiducia nel futuro. Il centro è 'ossigeno' per le situazioni-limite che si vengono inevitabuilmente a creare a livello intrafamiliare e sembra sia uscito dalla palude del ‘volontarismo’ e dalle polemiche dell’ultimo anno tra istituzioni e terzo settore. D’altro canto un servizio come quello rivolto ai malati di Alzheimer non sopravvive, se non a scapito della qualità, in un contesto in cui si elemosinano contributi al Comune e alla Provincia. La presenza dell’ASL e di una struttura onlus specializzata da oggi corpo ad uno strumento di sistema, che potrà agevolare nel tempo la stabilizzazione dando garanzie alle famiglie e ai pazienti.

‘Il Cea non può diventare un contenitore istituzionale - spiega Graziella Veca, assistente sociale e coordinatrice del servizio – si deve sviluppare come progetto di rete, favorendo la continuità dell’assistenza e la relazione con l’ambiente domestico e familiare. Per questa ragione risulta fondamentale il coinvolgimento dei familiari nel contesto delle attività che proponiamo, anche per rafforzare le reti sociali e sensibilizzare sulla malattia.’  
La promozione del servizio passa attraverso le istituzioni, ma il passaparola nel contesto critico in cui si trovano i servizi ha mostrato la sua forza propulsiva. ‘Dalle 8,00 alle 18,00 gli ospiti possono impegnarsi in una serie di attività, coadiuvati dal personale specializzato – prosegue la coordinatrice – garantiamo anche un servizio di trasporto gratuito e il pranzo in loco con un contributo commisurato al reddito certificato con l'Isee.’
In servizio presso il centro ci sono oltre che la coordinatrice, tre psicologi, educatori, infermieri professionali, ciascuno con compiti e mansioni specifiche.
‘In questa fase stiamo curando l’accoglienza dei neopazienti -  prosegue Graziella Veca - a breve attiveremo i laboratori, forse di cucina, giardinaggio e cucito, ci riserviamo infatti di valutare la bontà delle azioni sulla base dei bisogni e dell’interesse che rileveremo nei prossimi giorni, sempre dalla parte dei pazienti e delle famiglie.’

Ci sono molti parenti, familiari che partecipano all'inserimento graduale del paziente. ‘Mia sorella, che ha 55 anni (è l’'ospite più giovane, ndr), sembra più serena da quando ha iniziato a frequentare il centro – ci racconta Liliana – con un netto miglioramento della relazione con noi familiari.’  Un altro familiare presente insiste sulla sensibilizzazione: ‘Le famiglie non sono mai pronte e i medici di famiglia non sempre riescono a orientare, ad informare correttamente, a contenere il disagio e i cambiamenti che intervengono nella vita dei pazienti e dei loro parenti.’

Occorrerà comunque fare i conti con i dati che sono emersi nel corso dei lavori del 17° Congresso regionale sulla malattia di Alzheimer, che si è svolto il 21 settembre, proprio nei locali del Cea. Rispetto al fabbisogno del territorio regionale dovranno essere attivati al più presto i 18 centri diurni previsti. Siamo ancora lontani, ma in considerazione delle criticità nostrane  e del fallimento complessivo dell’integrazione socio-sanitaria in Sicilia, il Cea che abbiamo visitato oggi può costituire un buon inizio.  



Carlo Baiamonte
07/10/2011

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