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IL MARE DEI MORTI
Uomini e donne salpati dalla Libia incontrano la morte proprio durante il viaggio della speranza


(5 Agosto 2011) - Vorresti non leggerlo il giornale di queste ultime ore, soprattutto se ti ritrovi in vacanza, comodamente sdraiato sulla sabbia al termine di una bella nuotata!

I titoli dei nostri quotidiani parlano ancora di morti, centinaia di morti inghiottiti dal Mediterraneo. Uomini e donne salpati dalla Libia che fuggono dalla propria patria per ricominciare a vivere con un po’ più di umana dignità e che incontrano la morte proprio durante il viaggio della speranza. ‘All'inizio – racconta un superstite – eravamo trecento, ma un centinaio, soprattutto donne, non ce l'hanno fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi’.

E rimbalza la pessima notizia di una nave della Nato (contattata dalle autorità italiane) che a 27 miglia dal barcone in avaria avrebbe potuto soccorrere i migranti. A quanto pare l’imbarcazione dell’organizzazione internazionale per la collaborazione nella difesa ha risposto picche. Una reazione irresponsabile e scriteriata per la quale il Ministero della Difesa e degli Esteri italiano chiederanno conto e ragione.

Solo ppchi giorni fa il drammatico racconto di chi ha assistito alla morte per asfissia di 25 persone rinchiuse sottocoperta nel vano del motore: ‘Gridavano per uscire dalla botola ma venivano ributtati giù. Chiedevano aiuto perché non avevano ossigeno. Uno di loro è riuscito a uscire ma alcuni uomini lo hanno preso e lo hanno gettato in mare dove è annegato’.

Ogni giorno è così, da alcuni anni a questa parte, e nessuno (nell’Olimpo della politica europea) pare sensatamente motivato a prendere sul serio questo problema. Mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo e componente della commissioni per le migrazioni della Cei dichiara: ‘Non si può rimanere insensibili davanti a quei cadaveri recuperati dentro una stiva di un barcone’; e ancora: ‘Questa tragedia evidenzia il senso dell’uomo che decade, che muore proprio nel momento in cui cerca una vita migliore. Quei corpi ci devono far riflettere di cosa è un uomo e di quanto infinitamente vale. Oggi più che mai il tema dell’accoglienza diventa prioritario, perché riguarda tutti, cristiani e non e ci impone una riflessione profonda per porre la necessaria e giusta attenzione internazionale verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà e che, su un barcone di fortuna, va in cerca di serenità e di pace e che, oramai troppo spesso, trova invece la morte’.

Dopo aver letto il racconto di questi drammatici eventi, non hai più nessuna voglia di tuffarti a mare per un vacanziero bagno estivo!



Michelangelo Nasca
05/08/2011

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