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IL FUTURO HA UN PASSATO
Le buone prassi nel terzo settore talvolta diventano anche un'occasione per cogliere la bellezza e la memoria


Presentazione di Barbara Favaro*
 
“Il Futuro ha un Passato” è una breve raccolta di racconti nata da un’idea di Chiara Legati, animatrice della Casa di Riposo di Calcinato (provincia di Brescia), e dalle storie che gli ospiti della casa le hanno voluto raccontare nel corso del tempo.
Le motivazioni che ci hanno spinto a realizzare la raccolta sono semplici: volevamo riuscire a cristallizzare questi ricordi del tutto preziosi e unici, come unica può esserlo la vita di ognuno di noi, in pagine da sfogliare e leggere, immagini da lasciare ai parenti e agli amici come testimonianza di sentimenti e percorsi che rischiano di andare persi. E’ importante il ricordo per ogni essere umano, ed è importante poter comunicare i propri sentimenti, il proprio vissuto, a qualsiasi età e di qualsiasi epoca noi si faccia parte.
E’ semplicemente bello poter ascoltare chi si siede accanto a te e ti dice: “Ti voglio raccontare una storia”.  Un dono che non sempre riusciamo a cogliere, ma che quando ci viene a mancare lascia un vuoto incolmabile. L’affetto che Chiara nutre per i suoi “nonni” della Casa di Riposo è grande ed è un affetto, evidentemente, ricambiato vista la fiducia con la quale mi hanno accolta e la disponibilità a raccontarsi e a ricordare. Ho potuto, così, raccogliere le loro voci, i loro sguardi, i loro pensieri, legati a situazioni ormai lontane nel tempo, ma strette nei loro cuori. E’ stata un’esperienza molto intensa, per me, e penso di aver ricevuto molto più di quello che mai riuscirò a dare, ma spero che la mia riconoscenza si renda percepibile attraverso la lettura di queste pagine.
Agli autori di queste storie, va il mio ringraziamento sincero, la mia profonda gratitudine e tutto il mio affetto.
Un grazie anche al Consiglio d’Amministrazione della Casa di Riposo e tutto lo Staff, nessuno escluso, che hanno dimostrato negli anni una devozione e una cura ineccepibili nei confronti degli Ospiti della Casa e delle loro famiglie.
 
 
MEGLIO GIGI CHE UN FIDANZATO

Letizia, 85 anni

Da ragazza, Letizia, dev’essere stata proprio un peperino, e sicuramente anche per questo suo spirito indomito è stata molto corteggiata, ma è sempre riuscita a scoraggiare ogni innamorato che la voleva per sé. Letizia ricorda ancora con soddisfazione gli scherzi che s’inventava per far capire al corteggiatore di turno che si era stufata. Non lo faceva apposta, era più forte di lei, quando un ragazzo diventava troppo noioso e prevedibile con le sue richieste, lei cominciava a sgusciare via finché il poveretto si rassegnava a lasciarla andare. Magari gli dava appuntamento in un luogo ad una data ora e poi non si presentava, quando lui le chiedeva spiegazioni, Letizia alzava le spalle e rispondeva: “Io ero proprio lì, se tu non mi hai vista non è certo colpa mia” e il poveretto se ne andava a casa con le pive nel sacco.
Non si è mai fatta ingabbiare da nessuno, Letizia, è vero… però, ha avuto anche lei un grande amore che non l’ha mai delusa, questo amore si chiamava Gigi: “Gigi era il merlo più intelligente del mondo!”, assicura Letizia.  Lo aveva trovato un giorno in cui era andata a portare il pranzo ai suoi genitori che lavoravano i campi. Ammette di aver fatto un po’ di fatica a convincere Gigi a farsi prendere, ma alla fine ci riuscì: “Appena l’ho avuto tra le mani l’ho riempito di bacetti così lui ha capito subito che con me sarebbe stato bene”.
Da quel giorno Gigi è stato sempre il compagno preferito di Letizia, lui riusciva a sentire i suoi passi prima ancora che entrasse in casa e già si metteva a fischiare per darle il benvenuto: “E quando gli dicevo dammi un bacio lui mi pinzava il labbro con il becco… era bravissimo!” Insomma, un merlo così non s’era mai visto e tutti le chiedevano: “Ma come hai fatto ad addestrarlo così bene?”
E Letizia rispondeva alzando le spalle:  “Si vede che siamo intelligenti uguali!” E forse Gigi non era così noioso come può esserlo un marito, vero Letizia?
 
 
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LA MIA AMERICA

Angelo, 88 anni

La storia che racconta Angelo inizia durante la guerra: fu fatto prigioniero dagli americani e imbarcato sulla nave che, dopo giorni e giorni di pidocchi e di stenti, approdò sulle cose di Staten Island nella Contea di Richmond, una delle cinque circoscrizioni di New York.  Staten Island è un’isola e i prigionieri, rigorosamente divisi tra uomini e donne, neri e bianchi, venivano fatti transitare proprio lì per la procedura di disinfestazione e pulizia. “Ci hanno fatto passare dalle docce d’acqua fino a quelle con i disinfettanti, una cosa tremenda… mai avuto tante pulci in vita mia, ma dopo quel trattamento non sono più tornate!”
Angelo ricorda tutto di quel periodo e la cosa che sorprende di più è che quell’esperienza per lui è stata una cosa “buona”. “Lavoravamo nella lavanderia, facevamo le pulizie dei locali, ma eravamo pagati per il nostro lavoro.  Ci davano 24 Dollari al mese, per tutti i tre anni di prigionia, e il cibo non è mai mancato!”
I soldi della paga venivano messi in banca e alla fine della guerra, quando i prigionieri erano pronti per essere rispediti in patria, ritirarono i  gruzzoletti accumulati per portarli alle rispettive famiglie: “Era un paradiso là!”, Angelo avrebbe voluto rimanere in America, ma non fu possibile, neppure per quel suo compagno prigioniero che proprio in Georgia, dove erano stati trasferiti dopo i primi mesi, aveva ritrovato il proprio padre.
“Dovevi ritornare in Italia, fare richiesta all’ambasciata per avere il visto e poi ritornare in America.” Certo, la voglia di rimanere in quella terra nuova era tanta, ma il viaggio in nave era lunghissimo e già farlo due volte era un’impresa. “Non era mica lì subito!”, sottolinea Angelo e come dargli torto? Attraversare l’oceano non era uno scherzo e chi come lui si sentiva  fortunato ad aver salvato la pelle, una volta rincasato, non ci pensò proprio a tornare indietro.
 
(Seguirà la pubblicazione di altri racconti dei nostri cari ospiti...)



*)
Barbara Favaro è autrice di racconti, romanzi, sceneggiature per il cinema, testi per il teatro, fumetti e narrativa per ragazzi. Ideatrice e curatrice del progetto “NEVERLAND… dove vivono le Storie”, corsi e laboratori dedicati all’esplorazione dei territori della Narrazione.
Sito web: www.myb-site.it
 
 
Nota della Redazione: Medeu.it ringrazia la Fondazione Casa di Riposo di Calcinato O.N.L.U.S. per la gentile concessione nel pubblicare questi straordinari racconti, in cui le buone prassi nel terzo settore divengono anche raro esempio di bellezza, parola e memoria collettiva. Grazie a Barbara Favaro per la sensibilità e per aver reso possibile questo report documentario. 
 
 
 
 
 


Redazione Medeu.it
21/12/2010

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