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| COMMENTO. IL COSTO DEI FIGLI |
Un welfare amico dei figli dovrebbe essere sussidiario alle famiglie anziché assistenziale

(23 Marzo 2010) - C'è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sè: il non parlare di sè e delle emergenze che ci stanno intorno che ci schiacciano e diseguagliano. Le politiche sociali centrate sulla famiglia rivelano aspetti deficitari così come sono strutturate: non hanno né efficacia, né equità, per de-mercificarle occorrerebbe puntare su una società sussidiaria verso la famiglia adottando un approccio sorprendente che pensi al costo dei figli come espressione di un legame sociale.
L'individuazione di problematiche siffatte comporta considerazioni di ordine generale da attuare per contrastare l'indebolimento delle famiglie che procurerebbe crolli di civilizzazione: il fulcro sta nel sostenere le relazioni familiari e la soggettività sociale della famiglia come tale nella cura dei figli, anziché sollevare gli individui dalla responsabilità verso i figli.
Un welfare amico dei figli dovrebbe essere sussidiario alle famiglie anziché assistenziale promuovendo la libera responsabilità primaria dei genitori o di chi ne fa le veci, essere societario, cioè regolato dal principio di sussidiarietà tra le sfere sociali (stato, mercato, terzo settore,famiglie) pensate e agite in collaborazione/reciprocità con le stesse famiglie. Dovrebbe anche essere plurale (ogni intervento dovrebbe avere una pluralità di attori che operano come partner associativi o in rete) e relazionale (autoregolarsi in base al criterio per cui gli interventi devono incidere sulle relazioni genitori-famiglie).
Welfare relazionale significa anche che il ben-essere delle famiglie consiste primariamente in relazioni valide e significative. Una valida alternativa che potrebbe, almeno negli intenti, arginare il suicidio demografico che falcidia il nostro paese in quanto la famiglia sostiene i costi della politica: ossia del ricambio generazionale. e dovrebbe essere riconosciuto come si compete al suo ruolo sociale. Quel che si auspica è una riforma fiscale in tre mosse: -assegni al nucleo familiare e detrazioni Irpef; -adozione del sistema delle “detrazioni fiscali corrette” introducendo una deduzione generale sul reddito imponibile senza preclusioni di categoria fissando un tetto massimo che dovrebbe escludere le famiglie benestanti; -adozione del “quoziente familiare pesato” che è lo strumento che maggiormente realizza l'equità fiscale generale per le famiglie.
Se la volontà di mettere mano a queste proposte fosse veramente e fortemente valutativa e non punitiva si realizzerebbe una formula magica in grado di bilanciare, in un certo qual modo, un fattore negativo con un altro positivo rendendo possibile il ristabilimento di un disequilibrio in equità.
Odette Miceli 23/03/2010
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