Appalti truccati nel sistema dei servizi assistenziali

(19 Luglio 2010) - Triste la vicenda dei servizi socio-assistenziali di Catania. Non bastano i tagli al welfare operati a livello nazionale e nemmeno il fallimento dei piani di zona regionali della controversa legge 328, con i gravi ritardi e le diffuse inadempienze che hanno interessato tutto il sistema dei servizi. Famiglie, minori, disabili e soggetti fragili subiscono ora, con certezza, forme diverse di strumentalizzazione e speculazione. Come per il terremoto dell'Aquila, il cinismo dell'impresa italiana colpisce ancora chi deve recuperare la propria condizione di svantaggio, senza riguardo alcuno per le fasce deboli, senza etica professionale e senza moralità pubblica.
I sedici arresti di Catania sono un campanello d'allarme per il sistema socio-sanitario siciliano e non si comprende come possano attuarsi meccanismi illegali senza una compartecipazione di tutto l'apparato. Come può accadere che si emettano bandi a misura di certi concorrenti, o che si lascino liberi alcuni numeri di protocollo con la dicitura “riservato al direttore” per l'aggiudicazione diretta di servizi o ancora si istituiscano commissioni ad hoc per la valutazione, peraltro con gettoni di presenza per i componenti di commissioni fuori mercato? Il terzo settore catanese che per primo in Sicilia si è organizzato in consorzi, non poteva essere all'oscuro!
Nell'inchiesta che fa riferimento al periodo 2006-2007 si parla di un ''sodalizio criminale'', attuato ''ai danni della pubblica amministrazione e delle fasce deboli di Catania'' , con un monopolio degli appalti nei servizi sociali erogati dal Comune e dal distretto socio-sanitario. Non si tratta poi di delinquenti comuni ma di un vero e proprio sistema incancrenito che si è trovato sovraesposto dopo l’arresto di 16 persone, tra i quali amministratori, funzionari, impiegati pubblici e responsabili di associazioni e cooperative.
Politica di bassa leva, accordi elettorali viziati dagli appalti e ''occupazione con il meccanismo degli intrallazzi''. I militari dell’Arma che hanno condotto l'indagine hanno sequestrato beni per un valore di 12 milioni di euro, ipotizzando i reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli incanti, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata a danno dello Stato, falso e abuso d’ufficio. Il sodalizio criminale aveva al centro la funzione principe della gestione dei servizi: il coordinatore del distretto socio-sanitario, nonchè responsabile del settore amministrativo dell’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Catania, Isaia Ubaldo Camerini e l’allora assessore ai Servizi sociali del Comune di Catania, Giuseppe Zappalà.
Quello catanese probabilmente non è un caso isolato ma solo il frutto di una indagine efficiente. Tre anni fa a Palermo un'indagine curata dal Centro Arrupe (solo sociologica però, ndr) svolta nel territorio distrettuale aveva rilevato la presenza di diverse organizzazioni di volontariato iscritte all'albo ma non reperibili alle sedi legali indicate, una sorta di perverso gioco alle scatole cinesi che coinvolgeva associazioni esistenti solo sulla carta . Chi opera nel terzo settore, in particolare nei grandi distretti è consapevole della sussistenza di un legame perverso e patologico tra la politica, la programmazione e l'aggiudicazione dei servizi, con referenti dei consigli comunali che si prestano e dettano il gioco delle percentuali sui servizi affidati alle cooperative e al no profiti in generale. Ma il meccanismo del ricatto che si contrae tra committenti, politici e aggiudicatari con i progetti rende difficile una presa di coscienza collettiva e di settore e le denunce rimangono argomento riservato. Vale la regola del ''Tutti sanno ma tanto funziona così!''
L'auspicio è che la magistratura possa operare un'indagine ad ampio raggio non confinata al solo distretto socio-sanitario n. 16.
Carlo Baiamonte
19/07/2010