I donatori della fascia più importante passano dal 47 al 44%

(8 Luglio 2010) - I risultati dell’indagine demografica realizzata dal Censis, e presentata al Senato nel corso di un incontro su Donazione volontaria e responsabile, rivelano dati allarmanti circa la disponibilità alla donazione del sangue. Nei prossimi dieci anni, infatti, le donazioni di sangue potrebbero calare drasticamente, a fronte di un fabbisogno di trasfusioni ed emoderivati in costante aumento. Nel 2020, rivelano i dati registrati dal Censis, è prevista una riduzione di donatori fino all'8,7% e delle donazioni fino all'8,8%. ‘E questo – dichiara presidente della Federazione italiana associazioni donatori di sangue (Fidas), Aldo Ozino Caligaris – proprio per una riduzione del numero dei giovani tra i 30 e i 55 anni, ovvero i potenziali donatori, che saranno circa un milione in meno» (da 47 a 44%)’.
Superata l’età dei sessantacinque anni, per motivi fisiologici e clinici, il numero dei donatori si riduce. La maggior parte dei donatori proviene dalle regioni settentrionali, che insieme ai cosiddetti donatori occasionali raggiungono il 10% del totale annuo. ‘Sarà fondamentale diffondere la cultura della donazione – prosegue Caligaris – e coinvolgere le fasce di popolazione che finora non si sono impegnate molto su questo fronte, cioè i giovani, che rappresentano il 17-18% tra i 18 e 29 anni, le donne, circa il 25%, e gli immigrati. La maggioranza dei donatori ha 40-45 anni e risiede nelle regioni settentrionali e le donne sono solo un quarto della popolazione dei donatori e questo non perché siano poco disponibili ma perché sono poco informate». L'associazione lancia un appello in vista dell'estate, periodo sempre critico su questo fronte: «Invitiamo tutti, soprattutto i donatori abituali, a dare il loro sangue prima di partire per le vacanze. Ogni giorno ci sono oltre 9mila trasfusioni di globuli rossi e senza sangue si bloccano le operazioni d'urgenza, i trapianti e altri interventi utili alla salute di tutti’
Il presidente della Federazione italiana associazioni donatori di sangue, durante l’incontro svoltosi al Senato ha sottolineato l’importanza della donazione di plasma, da cui è possibile ricavare gli emoderivati. ‘È possibile fare anche una donazione solo di plasma, – riferisce Caligaris – attraverso apparecchiature che separano il sangue, restituendo al donatore i globuli rossi e le piastrine. Questo consente un minore impegno fisiologico a chi dona e una ripresa più rapida. Ma anche una maggiore resa, perché se ne può donare di più’.
Nel territorio italiano la donazione di plasma media è di 510 grammi a prelievo, con notevoli differenze da regione a regione. In cima alla classifica il generoso Friuli e la Valle D'Aosta, con oltre 20 kg di plasma donato per mille abitanti, poi Campania e Lazio 3,8 kg per mille di abitanti. Nonostante il primato delle regioni settentrionali, alcune regioni meridionali stanno lavorando nella promozione per coinvolgere i donatori all’offerta del plasma.
La Federazione italiana associazioni donatori di sangue ritiene infine necessario ‘programmare in base all'utilizzo appropriato degli emoderivati, ovvero per garantire terapie corrette alla popolazione. In Italia abbiamo un consumo molto superiore di albumina (utilizzata negli interventi chirurgici, nelle patologie del fegato, nei difetti della coagulazione) rispetto al resto d'Europa: il consumo arriva al 200% in più della media nazionale. Questo perché spesso la classe medica la usa più di quanto indichino le linee guida delle società scientifiche. Ciò vuol dire che serve un'opera di sensibilizzazione anche sui professionisti’.
Michelangelo Nasca
08/07/2010