Al convegno di Cittadinanzattiva un confronto sul futuro della Sanità pubblica

(14 Giugno 2010) - In futuro il meccanismo di finanziamento della Sanità Regionale dovrà semplicemente tenere conto delle caratteristiche demografiche e assegnare una spesa standard ad ogni fascia di età della popolazione, non più basarsi su complesse misurazioni dal basso. Eppure, applicando questo modello, che permetterebbe alle regioni di raggiungere lo standard di spesa sanitaria e di mettere al primo posto il cittadino, oltre la metà delle Regioni italiane non riuscirebbe a coprire autonomamente la propria spesa pubblica con un fabbisogno di perequazione interregionale che arriverebbe a circa 24 miliardi di euro nel 2050.
Questo è il significativo risultato dello studio presentato oggi da Fabio Pammolli, Presidente CERM, nell’ambito del convegno “Sostenibilità del Sistema Sanitario Pubblico: Quali Prospettive?” che si è svolto a Palermo, organizzato da Cittadinanzattiva e dalla Fondazione Lilly.

Non più quindi innumerevoli e complesse misurazioni per stabilire in modo analitico il costo standard del servizio sanitario, bensì partire dal cittadino e definire la spesa standard tenendo conto della sua età, adottando un criterio uguale e trasparente per tutte le Regioni. Un meccanismo che indichi la spesa standard pro capite per ciascuna fascia di età e poi redistribuisca le risorse tra le Regioni sulla base delle loro caratteristiche demografiche. Secondo il modello proposto dal CERM l’età del cittadino stabilirebbe il suo costo per il SSN, che dovrebbe essere uguale in tutto il paese. A ciò si affiancherebbe un monitoraggio capillare della correttezza della spesa sanitaria da parte delle autorità competenti. Il nuovo sistema permetterebbe alle Regioni di raggiungere uno standard sia di spesa che di efficienza del servizio: una qualità che porta risparmio.
Tuttavia se i livelli di crescita e di sviluppo economico italiani rimarranno quelli attuali, nemmeno questo modello federalista di efficienza permetterà di risolvere il problema della perequazione: la maggior parte delle Regioni infatti continuerebbe a registrare un divario tra risorse proprie e fabbisogno di spesa che crescerà nei prossimi anni, al crescere dell’età media della popolazione. Le Regioni che non riusciranno a coprire con gettiti propri la spesa sanitaria, dovranno continuare ad essere sostenute dalle Regioni più ricche. La Sicilia ad esempio, se applicasse il modello del CERM agli attuali standard di sviluppo, si ritroverebbe nel 2015 con una differenza di circa 3 miliardi di euro che crescerebbe a circa 5 milioni di euro nel 2050, dovuto proprio all’invecchiamento progressivo della popolazione e al divario di crescita del PIL regionale. Più della metà delle Regioni si troverebbe in futuro nella stessa situazione, con un fabbisogno di perequazione nazionale totale che arriverebbe a poco più di 12 miliardi di euro nel 2015 e a quasi il doppio, circa 24 miliardi, nel 2050.
“L’efficienza non è sufficiente a risolvere i problemi di deficit regionali. E’ necessario applicare in modo rapido e capillare la Legge di Bilancio, altrimenti il federalismo non è realizzabile” afferma Fabio Pammolli.
Anche secondo Fulvio Moirano, Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari, bisogna sviluppare un Sistema Sanitario che sia orientato al cittadino. Col suo intervento Moirano ha presentato un’ipotesi di lavoro che permetterà di monitorare, anche in Sicilia, il Sistema Sanitario precisando che: “Per poter funzionare un sistema di valutazione deve tener conto di diversi aspetti: l’efficacia, l’efficienza e soprattutto l’empowerment del cittadino. Quest’ultimo aspetto comporta l’umanizzazione delle cure, il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini e non ultima la soddisfazione degli utenti”.
Nel corso del convegno, Cittadinanzattiva, in rappresentanza della voce dei cittadini, si è confrontata con istituzioni sanitarie regionali e nazionali sulla definizione di efficienza e sostenibilità del Servizio Sanitario delle Regioni.
Massimo Russo, assessore alla Salute della Regione Siciliana, rifacendosi alla realtà locale, ha dichiarato: “Abbiamo messo in atto politiche sanitarie a favore del sistema globale. Il nostro messaggio è che siamo in grado di amministrare la sanità con le poche risorse che ci vengono date, senza andare a Roma con il cappello in mano. Questa politica ci permetterà di ridurre le tasse e migliorare il sistema e i cittadini lo capiranno. Il passo in avanti che determinerà il cambiamento sarà quello di permettere al cittadino di usufruire del sistema sanitario senza più essere oggetto di ricatti, senza più bisogno di ricorrere a clientelismi ma di avere libero accesso a servizi di qualità. Anche noi abbiamo bisogno di aiuto da parte dei cittadini: le loro segnalazioni ci servono per conoscere casi di inefficienza del servizio. I controlli non bastano, devono seguire le responsabilità. L’alleanza tra sistema e cittadini deve fondarsi sulla responsabilità di entrambe le parti”.
Teresa Petrangolini, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, ha ribattuto: “Offriamo fiducia armata e consenso attivo al sistema politico. Noi cittadini dobbiamo dare credito alla classe dirigente ma mantenere vivo il senso critico. Non è più possibile pensare di avere un sistema inefficiente di cui le vittime siano i cittadini. Bisogna andare verso un sistema che se vuole reggere deve considerare i cittadini come alleati e non più come ospiti indesiderati in casa propria. Noi cittadini ci impegniamo ad essere parte del sistema di controllo della spesa”.
Daniele Greco
16/06/2010