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OBESITA'. UN BAMBINO SU TRE IN SOVRAPPESO IN ITALIA
"Ridiamoci una mossa" è la campagna di prevenzione promossa dalla UISP


(5 Novembre 2009) - Se ne è parlato spesso di obesità infantile, di sedentarietà che interessa i bambini italiani rispetto ai loro coetanei europei, ma per il momento niente di nuovo all’orizzonte. Sono le cattive prassi nazionali che identificano lo stile di vita dei più piccoli e la loro cattiva alimentazione.

Un bambino su tre, in Italia, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età. I bambini in sovrappeso od obesi in Italia sono stimati in più di un milione. Per combattere il fenomeno, che è diventato una vera emergenza sociale, la Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti) lancia la terza fase della campagna avviata nel 2006, e che ha coinvolto sino ad oggi 81 mila ragazzi delle scuole elementari di tutta Italia. L’intento e la vivacità del progetto si chiariscono nello slogan ‘1..2..3 Mossa’. In questa terza fase saranno coinvolti 21.128 bambini e 954 classi in tutta Italia, con una distribuzione razionale dei partecipanti nelle varie regioni.

La campagna, hanno spiegato gli esponenti della Uisp, nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Genova, alla presenza del Presidente Claudio Burlando e dell'assessore alla Salute Claudio Montaldo, consiste nell'esercizio del diritto universale dei bambini, ‘di assumere stili di vita sani, troppo spesso ostacolato dai ritmi di vita frenetici dei genitori, imposti dalla societa’.

Le prime due fasi della campagna ‘Diamoci una mossa’ e ‘Ridiamoci una mossa’ hanno coinvolto 60.000 bambini e le loro famiglie. ‘Le prime due fasi - ha dichiarato Daniela Rossi della Uisp - hanno dato risultati confortanti. Abbiamo infatti registrato, infatti una diminuzione della sedentarietà’.

L’auspicio è che la sensibilizzazione condotta dalla UIPS possa trovare terreno fertile per un approccio integrato al fenomeno, che veda l’impegno delle istituzioni e degli stakeholder nella promozione e nella prevenzione primaria dell’obesità, anche in ragione dei costi che la società dovrà sostenere facendosi carico delle terapia farmacologiche per gli adulti obesi.

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Michelangelo Nasca
05/11/2009

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