(30 Settembre 2009) - Via libera dell'Aula del Senato al disegno di legge che istituisce il ministero della Salute. Così la spesa sanitaria si sgancia dall'attuale megadicastero del Welfare, ora modificato nel Ministero del Lavoro e per le Politiche Sociali. Sono stati 136 i voti favorevoli, 15 i no e 89 gli astenuti. Il provvedimento non fa economia nella gestione numerica dei minidteri che aumentano in quota 13, così come aumenta il numero dei componenti del Governo, compresi ministri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari. Dagli attuali 60 si passa a 63.
Questa mattina, all'inizio dell'esame, l'Aula di Palazzo Madama ha respinto - con 114 voti contrari, 74 a favore e 2 astenuti - la questione pregiudiziale di costituzionalità del Ddl posta dall'Udc. Il provvedimento passa ora alla Camera per l'esame definitivo. Fra i punti che più hanno acceso il dibattito in Aula, il ruolo attribuito dal Ddl al ministero dell'Economia, a cui vengono dunque subordinate le competenze del dicastero della Salute, ha contestato l'opposizione, ridimensionando la salute al tema della spesa pubblica.
La concentrazione di poteri nelle mani del ministero dell'Economia - ha affermato il relatore del provvedimento, Carlo Vizzini (Pdl), nel suo intervento in Aula - deriva da un fatto che è sotto gli occhi di tutti: la spesa sanitaria rappresenta il volume di spesa più grande che è oggi nelle mani delle Regioni e spesso si determinano dei buchi di bilancio nei budget che le Regioni hanno a disposizione per coprire le esigenze della sanità. Anziché aprire dibattiti sui drammi della sanità nazionale e le gestioni di alcune Regioni, che hanno provocato buchi di bilancio e sperpero di risorse - rileva ancora Vizzini - ritengo sia meglio in questa fase attuare un controllo preventivo da parte del ministero dell'Economia e delle finanze, che tenga conto dell'attuale portata dell'articolo 117 della Costituzione. Se il Parlamento riterrà di cambiare l'articolo 117 della Costituzione, in questa legislatura, si potrà addivenire ad una normativa diversa. In molti avevamo pensato che fosse la legislatura giusta; molte circostanze del dibattito politico ci fanno però capire che in questo momento il clima esterno difficilmente si presta a larghe intese per cambiare la Costituzione. Presente in Aula, per il Governo, il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, che però ha preferito non intervenire.