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COMMENTO. LA CHIESA E L’RU486
In un paese libero andrebbero ascoltate e rispettate le posizioni di tutti, lasciando la possibilità di un sereno raffronto nella difesa di principi che fanno capo ad una diversa concezione valoriale ed esperienza


(24 Settembre 2009) - ‘L'aborto è un male in sé perché sopprime una vita umana; questa vita anche se visibile solo attraverso la macchina possiede la stessa dignità riservata a ogni persona. Il rispetto dovuto verso l'embrione non può essere da meno di quello riservato a ognuno che cammina per la strada e chiede di essere accolto per ciò che è:  una persona’. Con queste parole l’Arcivescovo  presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Rino Fisichella, ha espresso la posizione della Chiesa circa il mistero della vita embrionale e il relativo attacco generato dalla proposta di introdurre anche in Italia l’uso della pillola abortiva RU486.

I rappresentanti dell’Agenzia Italiana del Farmaco sono favorevoli all’utilizzo della pillola abortiva Ru486 in ambito ospedaliero. Questo prodotto farmaceutico viene considerato in ambito scientifico-sanitario un’alternativa all’aborto chirurgico. La terapia protocollare della RU486, infatti, non lascia dubbi circa l’effettiva azione abortiva scaturita dall’uso di questo farmaco. Le pillole somministrate nella RU486 sono due: la prima uccide il feto, l’altra provoca delle contrazioni per l’espulsione dell’embrione e talvolta, poiché tale trattamento non è infallibile, si rende necessario intervenire chirurgicamente.

‘L'applicazione della pillola Ru486 a tecnica abortiva – prosegue mons. Fisichella – è stata una via di ripiego per recuperare i capitali investiti dopo la verifica del fallimento per la sperimentazione che era stata prefissata. Già questo ‘banale’ particolare la dice lunga sullo scopo di alcune ricerche che vengono fatte nei laboratori’. Non è del tutto escluso che dietro l’ostinata volontà di legittimare la pillola abortiva RU486 possa celarsi l’opportunità di un ingente guadagno economico, aprendo così le porte al rischio di determinare su un tema così delicato un libero mercato, con una procedura di gran lunga più accessibile della pratica chirurgica!

Cosa accadrebbe se questo farmaco, con il tempo, trovasse spazio nelle farmacie, per essere venduto indistintamente a chi ne fa richiesta. Ci troveremmo di fronte alla pratica dell’aborto “fai da te” con una conseguente mortificazione del valore della vita e un indiscutibile fallimento della legge 194.

Le parole di Mons. Fisichella suggeriscono un ulteriore motivo di riflessione: ‘Che il ricorso all'uso di questa pillola sia meno traumatico che sottoporsi all'operazione è tutto da dimostrare. Il primo trauma nasce nel momento in cui non si vuole accettare la gravidanza ed è proprio qui che si deve intervenire per aiutare la donna a comprendere il valore della vita nascente. L'embrione non è un ammasso di cellule né un po' di muffa come qualcuno ha avuto l'ardire di definirlo; è vita umana vera e piena. Sopprimerla è una responsabilità che nessuno può permettersi di assumere senza conoscerne a fondo le conseguenze’.

Non tutti sono disposti ad accogliere le difese della Chiesa nei confronti della vita embrionale. Talvolta si rimprovera alle gerarchie ecclesiastiche una illegittima intrusione in quelle che sono considerate scelte sociali e giuridiche che riguardano esclusivamente lo Stato italiano e le donne.

La Chiesa, però, per dirla con le parole di Fisichella: “non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società. È chiamata a rendere sempre presente quell'annuncio di vita che le permette di essere nel corso dei secoli segno tangibile del rispetto per la dignità della persona. Il cammino che si deve percorrere diventa in alcuni momenti più faticoso perché è difficile far comprendere che la via da seguire per mantenere il primato dell'etica non è quella di fornire con molta tranquillità una pillola, ma piuttosto quella di formare le coscienze. Questo compito è arduo perché comporta non solo l'impegno in prima persona, ma la capacità di farsi ascoltare e di essere credibile’.

D’altra parte, in un paese libero come il nostro, andrebbero ascoltate e rispettate le posizioni di tutti, lasciando la possibilità di un sereno raffronto nella difesa di principi che fanno capo ad una diversa concezione valoriale ed esperienza. Anche per coloro i quali considerano l’utilizzo della pillola RU486 una sconfitta per l’intelligenza dell’uomo e un attacco premeditato alla vita nascente.

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Michelangelo Nasca
24/09/2009

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