(4 Agosto 2009) - L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato in questi giorni l’utilizzo della pillola abortiva Ru486 in ambito ospedaliero. Tale articolo farmaceutico viene considerato un’alternativa all’aborto chirurgico. Si tratta di un prodotto chimico a base di mifepristone, un potente antiormonale che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero provocandone l’aborto.
Fu l'endocrinologo francese Étienne-Émile Baulieu a trasformare in abortivo un potente medicinale (sperimentato sui topi) che era in grado di arrestare il funzionamento della ghiandola surrenale. Da quel momento (1980) ci si diede da fare per poter utilizzare la proprietà abortiva di questa nuova molecola sulla donna.
La terapia protocollare dalla Ru486 prevede due pillole, assunte a distanza di tre giorni l’una dall’altra; la prima pillola uccide il feto, la seconda provoca le contrazioni per l’espulsione dell’embrione. Tale trattamento non è però infallibile, nel 5% (si parla anche dell’8%) dei casi diventa, infatti, necessario intervenire con un aborto chirurgico.
Tra le complicazioni relative all’assunzione della pillola abortiva Ru486 (emorragie, infezioni, eventi trombotici ecc.) c’è quello della mortalità! Già nel 2005 la prestigiosa rivista New England Medical Journal dichiarava che l'aborto chimico provoca una mortalità dieci volte maggiore di quello chirurgico. Un batterio, infatti, (il Clostridium Sordellii) – difficilmente individuabile poiché non provoca febbre – sarebbe la causa di molte infezioni terminate con la morte!!!
Nel giugno scorso, sembra circolasse tra le scrivanie del ministero della Salute e dell’Agenzia Italiana del Farmaco un importante dossier inviato dalla Exelgyn, l’azienda che produce la Ru486 per sottoporre i dati in esso raccolti ad una valutazione tecnico-scientifica. Il dossier, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, descriveva il decesso di 29 persone in seguito all’uso della pillola abortiva. Tra gli effetti collaterali gravi – descritti e pubblicati su «Obstetrics and Gynecology» - c’è da tenere in considerazione l’episodio accaduto ad una donna a cui, in seguito ad un aborto chimico con Ru486, è stata amputata una gamba per un'infezione da Streptococco.
L’obiezione di coscienza tra i medici (secondo le statistiche sopra al 70%) è notevolmente cresciuta oggi. Tale prerogativa – scelta con libertà anche da chi non si professa credente – è il segno di una particolare e rispettosa attenzione alla vita. Forse è proprio la tecnica e la sperimentazione moderna che ha permesso ad una competente classe medica di comprendere i rischi verso cui andiamo incontro, nel momento in cui si oltrepassano i limiti della natura e della propria coscienza.
Se poi dietro l’ostinata volontà di legittimare una pillola abortiva si celasse l’opportunità di un cospicuo guadagno non risulterebbero spropositate le parole che Molière fa dire al suo Malato immaginario: «Ne deve aver ammazzata di gente per essere diventato così ricco»!
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