Aumenta sensibilmente il consumo di alcolici e i giovani italiani, iniziando a bere a 11 anni, battono il record europeo

(22 Luglio 2009) - I dati raccolti dall'Osservatorio nazionale sull’alcol appaiono drammatici e sconfortanti. Otto milioni e mezzo di adulti e un milione e mezzo di giovani italiani vivono, infatti, – secondo le stime – a rischio alcol. Il 64,8% dei ragazzi e il 34% delle ragazze (tra gli undici e i ventiquattro anni) risultano assidui bevitori e la maggior parte di essi beve con il preciso intento di ubriacarsi. Fra i teenager (di età compresa dai 14 ai 17 anni) cresce l’abitudine del consumo di alcol occasionale; diminuisce il consumo di birra (dal 14,3 a 8,4%) e aumenta smisuratamente l’uso di aperitivi e superalcolici (da 2,9 a 7,1%), assunti fuori dai pasti!
Non meno inquietanti sono gli esiti di un’ulteriore indagine realizzata in campo europeo. Ogni anno, si registra il decesso di 55 mila giovani adulti (dai 15 ai 29 anni di età) causato dall'eccessivo uso di alcol. In Italia 50 mila (su 170 mila) incidenti stradali sono dovuti all'eccessivo tasso alcolico riscontrato nell’organismo delle giovani vittime.
Un fenomeno socio-sanitario che appare in costante crescita e che desta non poche preoccupazioni. I nostri giovani italiani iniziano a fare uso di alcol a 11 anni, superando persino la media europea che è di 13 anni. Gli adolescenti, – dicono gli esperti – tendono a sfuggire alle regole imposte dai genitori nella ricerca di un'identità propria che si delinea all'interno del gruppo di pari. E' qui che si sperimentano le bevande «alternative» e i comportamenti trasgressivi come l'abuso. Mostrare di riuscire a reggere l’alcol è una sfida.
I giovani – prosegue l’analisi degli esperti – bevono per svariati motivi, soprattutto, quando si moltiplicano le occasioni per farlo; è più facile mostrare agli altri di essere emancipati e forti; l’ubriachezza è il «rito di passaggio» dell’entrata nel mondo adulto.
Molti giovani ritengono che l’uso di alcol possa aiutarli a fronteggiare meglio le difficoltà adolescenziali e che permetta loro di combattere l’eccessiva timidezza. 'Bere per dimenticare di esistere' non è poi il titolo di un film, ma la drammatica realtà di una generazione di 'figli' che non riesce più a rintracciare il senso da dare alla propria vita.
Spesso si ha la triste impressione che molti dei nostri giovani vivano ai margini di qualsiasi tipo di relazione umana. I primi rapporti interpersonali a naufragare sono quelli vissuti in ambito familiare; è sempre più difficile comprendere, infatti, se sono ancora i genitori a prendersi cura dell’educazione dei figli o viceversa! Ma ciò che appare davvero surreale è che nemmeno all’interno del proprio gruppo di amici i ragazzi fanno l’esperienza di relazioni vere e appaganti, segno che l'orologio sociale per molti ragazzi si è rotto.
Nessuno è davvero amico dell’altro! Il far parte di un gruppo, paradossalmente, è l’occasione utile a garantire un maggior isolamento dal mondo e da se stessi!
La vita è un dono – canta Renato Zero in una delle sue ultime composizioni – 'Chi cerca nel suo cuore non si sbaglia / Hai voglia a dire che si vuole pace, noi stessi siamo il campo di battaglia / La vita è un dono legato a un respiro / Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo'.