Il triste primato delle coppie italiane costrette da una legge iniqua a raggiungere gli altri paesi europei per la pratica della fecondazione assistita

(3 Luglio 2009) - Ogni anno 10 mila coppie si recano all’estero per sottoporsi a trattamenti di fecondazione assistita è questo il triste primato che detiene l’Italia rispetto agli altri membri della Comunità Europea.
Volgendo lo sguardo ai risultati pubblicati da uno studio condotto dall’European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre), insieme con la Società Italiana di studi di medicina della riproduzione (Sismer), ci rendiamo conto che una coppia Italiana su tre, con problemi di infertilità, decide di “emigrare” verso altri paesi che offrono la possibilità di sottoporsi a questo tipo di intervento eliminando i cavilli burocratici.
A queste conclusioni si è giunti dopo aver elaborato i risultati ottenuti dalla somministrazione di questionari anonimi somministrati alle coppie straniere rintracciate in 44 centri dei 6 Paesi più frequentati (Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca e Danimarca).
Facendo, infatti, riferimento al periodo di studio, in oggetto, sarebbero circa 1.230 le coppie trattate in media nell’arco di un mese, di queste circa 392 sono italiane pari al 32%, seguite dal 14% stimato per le coppie provenienti dalla Germania.
Proiettando il dato ottenuto su un intero anno e considerando che, le strutture prese come campione rappresentano soltanto la metà di quelle presenti, si può giungere alla conclusione che a livello europeo il turismo della provetta coinvolge circa 20-25 mila coppie l’anno.
Sono circa 10 mila le coppie italiane che, vista la rigidità delle leggi italiane in materia di fecondazione assistita, ogni anno maturano la scelta di recarsi all’estero. L’82% di queste coppie sono eterosessuali sposate, il 18% stabilmente conviventi. In media l’età delle donne che si sottopongono a questo intervento è di 37 anni e mezzo, di queste il 27% ha meno di 35 anni, il 41% è tra i 35 e i 40 anni, il 25% tra i 40 e i 44 anni, ed il 7% presenta un'età più avanzata tra i 45 e i 50 anni.
Il 60% delle coppie a cui è stato somministrato il questionario ha dichiarato la propria disponibilità a sottoporsi a trattamenti dichiarati illegali nel nostro paese (donazione di seme, donazione di ovociti e diagnosi genetica pre-impianto). Il 40% sceglie, in ogni caso, di andare all’estero anche per i trattamenti legali in Italia, perché preferisce agire in un paese dove vige una legge liberale.
Il livello di istruzione alto come la laurea, rintracciato nel 50% delle coppie, conferma, inoltre, come i costi elevati, che comporta un intervento di questo tipo in paese straniero, creino alla fine una discriminazione culturale-economica.
Floriana Cammarata
03/07/2009