Il Presidente della CEI critica la campagna denigratoria perpetrata nei confronti degli extracomunitari

(27 Maggio 2009) - La stima che la gerarchia ecclesiastica aveva riposto sul Governo Berlusconi comincia a vacillare! Viste le notevoli sbavature legislative - operate da una maggioranza politica sempre più claudicante e poco rappresentativa della sensibilità dell’opinione pubblica italiana - i vescovi cattolici non esitano ad esprimere un generale disappunto circa le problematiche condizioni socio-economiche in cui vessa tutta l’Italia.
Nelle ultime settimane abbiamo registrato tensione politica e qualche imbarazzo in seno al Parlamento, dopo le vicende che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio.
A fronte di tanta inadeguatezza politica e dell’opportunità di riabilitare la questione morale il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco, in occasione della 59esima assemblea generale della CEI, detta una lunga riflessione che in qualche misura fa chiarezza su alcune tematiche significative dell’agenda politica dell’ultimo anno.
Il primo pensiero è rivolto al Pontefice, secondo Bagnasco, più volte attaccato dalla stampa e dalle principali agenzie giornalistiche internazionali per una serie di infelici e prevenute interpretazioni date ad alcuni suoi pronunciamenti. L’ostilità di cui è stato fatto bersaglio – afferma il Presidente della CEI – ci ha tuttavia riconsegnato la sua figura cresciuta – se possibile – nella considerazione e nell’amore di fedeli e pastori. Resta per noi incomprensibile come l’umiltà e la bontà d’animo, la finezza e la tranquillità interiore che lo contraddistinguono possano da taluno non essere colte per ciò che sono. E se qui sta il segreto della sua popolarità presso la gente comune, ci sembra di dover osservare che quanto più penetrante si fa la sua parola, tanto più egli si trova esposto a reazioni rigide, se non ostili, da parte di taluni ambienti.
Il card. Bagnasco parla poi di terremoto: quello abbattutosi in Abruzzo con la conseguente girandola di generosa solidarietà che ha unito tutta l’Italia e quello economico-sociale che sta mettendo in ginocchio numerosissime famiglie italiane. Questo pare a noi – afferma il Presidente dei vescovi italiani – il momento in cui la crisi tocca in modo più diretto, quasi cruento, la realtà ordinaria delle famiglie per le quali torniamo ad auspicare un fisco più equo. La disoccupazione, in particolare, sta intaccando anche le zone a più radicata tradizione industriale. Contraendosi gli ordinativi e le commesse, dalle imprese viene azionata la leva occupazionale, talora in tempi e modi alquanto sbrigativi, come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra.
A piangerne le principali conseguenze è soprattutto la realtà dei precari. Sono tantissimi i padri di famiglia che perdono posti di lavoro non garantiti e gli ammortizzatori previsti per questa fascia di lavoratori sono insufficienti. Ugualmente problematica è la condizione del lavoratore stabilizzato che comincia a vivere l’inquietante possibilità della cassa integrazione o addirittura del licenziamento. Si allargano le disuguaglianze e le iniziative indispensabili per rivedere i meccanismi di governo globale dell’economia per ora languono… il sistema – prosegue Bagnasco – in realtà ha perso di credibilità e di efficacia! Fraintendimenti e deviazioni restano incombenti, se non si è costantemente richiamati al valore incomparabile della dignità umana, che è minacciata dalla miseria e dalla povertà almeno quanto è minacciata dal disconoscimento del valore di ogni istante e di ogni condizione della vita.
Tra le riflessioni proposte dal Presidente della CEI non mancano chiari riferimenti alla pratica dell’eutanasia. Non si può distinguere tra vita degna e vita non degna. Non c’è contraddizione tra mettersi il grembiule per servire le situazioni più esposte alla povertà e rivolgere ai Responsabili della democrazia un rispettoso invito affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell’acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo. È una questione di coerenza. […] In questa chiave, e a proposito di un ambito delicatissimo come quello della fecondazione artificiale, non possiamo tacere il rischio strisciante di eugenetica che potrebbe insinuarsi nel nostro costume a causa di interpretazioni della legge 40/2004, che forzosamente vengono avanzate sul piano della prassi come su quello giurisprudenziale.
Il Presidente della CEI, infine, prende in esame la campagna denigratoria perpetrata nei confronti degli extracomunitari commentando il disegno di legge sulla sicurezza approvato di recente dalla Camera dei Deputati. Di fronte ai numerosi ingressi irregolari nel nostro Paese - secondo la pericolosa modalità dell’attraversamento del Mediterraneo con barconi di fortuna - le nostre Autorità – dichiara Bagnasco – hanno infine risposto con la controversa prassi dei respingimenti, già sperimentata in altre stagioni come pure in altri Paesi. Non si può non considerare – continua il presule – il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili. Accanto a questo valore dirimente, ce ne sono altri, come la legalità, l’affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà per tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese, ma anche la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni da contemperare naturalmente con le possibilità d’accoglienza dei singoli Paesi, o magari solo per arricchirsi culturalmente. Motivo per cui il singolo provvedimento finisce con l’essere fatalmente inadeguato se non lo si può collocare in una strategia più ampia e articolata che una nazione come l’Italia deve darsi a fronte di un fenomeno epocale come la migrazione di intere popolazioni.
Nella prolusione dettata dal card. Bagnasco, un’ampia argomentazione è dedicata all’«emergenza educativa» più volte richiamata da Papa Benedetto XVI. L’educazione è molto di più che una semplice istruzione, è il risvegliarsi del soggetto che decide di sé, al di là di ogni determinismo sociale o biologico. Di fronte a questa umana responsabilità, prosegue il Presidente della CEI, nessuno può gettare la spugna davanti a una sfida sì ardua, ma entusiasmante e decisiva: proprio perché qui si gioca la felicità delle giovani generazioni e il bene della società, merita che investiamo tutta l’intelligenza e la passione di cui siamo capaci, guardando avanti con fiducia e avvalendoci di una storia straordinaria che ha nei Santi dediti all’educazione dei veri maestri. In certa misura, continua Bagnasco, il problema dei giovani sono gli adulti! Il mondo adulto non può gridare allo scandalo, esibire sorpresa di fronte alle trasgressioni più atroci che vedono protagonisti giovani e giovanissimi, e subito dopo spegnere i riflettori senza nulla correggere dei modelli che presenta ed impone ogni giorno. Sono modelli che uccidono l’anima, perché la rendono triste e annoiata, senza desideri alti perché senza speranza. Ma il cuore dei giovani, anche quando sembra inerte o prigioniero del nulla, in realtà è segnato da una insopprimibile nostalgia di ideali nobili, e va in cerca di modelli credibili dove «leggere» ciò che veramente riempie la vita.
Un grande educatore del secolo scorso, l’italo-tedesco Romano Guardini, (citato nella prolusione del card. Bagnasco) sull’educazione ci ricordava: «Che cosa dunque significa educare? […] Educare significa che io do a quest’uomo coraggio verso se stesso […]. Che lo aiuto a conquistare la libertà sua propria […]. Con quali mezzi? Sicuramente avvalendomi anche di discorsi, esortazioni, stimoli e metodi di ogni genere. Ma ciò non è ancora il fattore originale. La vita viene accesa solo dalla vita […]».
Michelangelo Nasca
27/05/2009