L’emendamento più discusso del DDL riguarda l’immigrazione e metterà con le spalle al muro moltissime persone: uomini, donne e bambini provenienti da culture e paesi diversi dal nostro

(9 Maggio 2009) - Il celebre psichiatra e psicologo svizzero C. Gustav Jung considerava un’insopportabile tirannia il pregiudizio pseudoscientifico della normalità che guarda alla diversità come ad una deficienza e che ritiene giusto misurare ogni uomo a partire da tale presupposto. E’ il dramma ideologico che in questi giorni (o meglio in questi ultimi mesi) divide l’opinione pubblica e le responsabilità politiche del nostro paese.
La normativa sulla sicurezza a discapito degli extracomunitari – patrocinata da una maggioranza politica sempre meno rappresentativa del popolo italiano – non promette assolutamente nulla di buono. Il Consiglio dei ministri ha, infatti, dato il via libera alla richiesta di fiducia circa il disegno di legge sulla sicurezza dove sono previsti tre emendamenti: immigrazione, criminalità organizzata e sicurezza pubblica. L’emendamento più discusso è quello relativo all’immigrazione che metterà con le spalle al muro moltissime persone: uomini, donne e bambini provenienti da culture e paesi diversi dal nostro.
C’è chi ritiene, come il segretario del Pd Dario Franceschini, che tutto questo possa riproporre un clima di feroce intolleranza già sperimentato, amaramente sperimentato, con le leggi razziali del ’38 emanate dal fascismo. C’è stato già un momento – dichiara Francescini – nella nostra storia in cui molti bambini sono stati cacciati dalle scuole per la loro religione. Non è moralmente giusto strumentalizzare la paura e tornare alle leggi razziali 70 anni dopo.
Anche Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, non risparmia invettive contro un decreto legislativo considerato un vergognoso tentativo di regime, per far passare leggi ignobili.
Il quotidiano dei vescovi italiani non esita a considerare questo appello al voto di fiducia per il Ddl sulla sicurezza un grave errore; Siamo, poi, sicuri – si legge ancora nell’Editoriale di Avvenire – che il reato di clandestinità possa essere la base di un sistema di regole che riduca al minimo e addirittura eviti l’incresciosa e spesso drammatica vita tra noi di tanti semi-cittadini che un po’ hanno diritti (in quanto esseri umani) e un po’ non ne hanno (in quanto irregolari)? Siamo sicuri che quel reato e una sequela di balzelli annuali aggiuntivi (tra 80 e 200 euro) diventeranno il muro in grado di arginare il fiume d’umanità che si riverserà – previsioni della Ue – sul Vecchio Continente nel prossimo mezzo secolo? In Italia, nel 2060, i neo-italiani provenienti da altre parti del mondo saranno circa il 20% della popolazione. Italiani di origini non autoctone, eppure qui radicati, eppure qui desiderosi di stare, eppure – sperabilmente – capaci di dare un sapore nuovo e buono allo straordinario impasto sociale del Bel Paese.
Nel frattempo il vice segretario della Lega, Matteo Salvini (nella foto), permette ad una delle candidate alle provinciali di Milano, la scrittrice-taxista Raffaella Piccinni del sindacato autonomo Sitp, di esprimere le seguenti considerazioni: L'idea di riservare posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà. La mia è l'amara considerazione da parte di un utente dei mezzi pubblici. Non c'è ancora una delibera o una proposta di legge, se qualcuno vorrà proporla lo aiuteremo a farlo. Salvini stesso dichiara: Uso i mezzi a Milano da vent'anni e vista l'arroganza, la maleducazione e la violenza che regnano, così come una volta c'erano i posti riservati ai reduci, agli invalidi e alle donne incinte, avanti di questo passo fra dieci anni se non si interviene ci saranno posti o vagoni riservati ai milanesi e alle persone perbene. Se non si mette un limite all'immigrazione arriveremo a questo.
Di fronte a certe incresciose dichiarazioni si rimane davvero esterefatti. Ci chiediamo un po’ tutti verso quale terribile logica vogliono spingere il nostro Paese ma soprattutto: chi porrà fine a questo pericolosissimo uragano razziale? Lo scrittore statunitense Mark Twain, in pieno Ottocento, dichiarò: Io non domando a che razza appartenga un uomo, basta che sia un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio.
Ne siamo convinti tutti… tranne alcuni dei nostri politici!
Michelangelo Nasca
08/05/2009