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SERVIZI AI DISABILI: TRA REALTÀ E NORMA QUALE PROGETTO GLOBALE DI VITA INDIVIDUALE?
La burocrazia siciliana ha ucciso la legge 328 e lo spirito integrato dei servizi alla persona


(3 Aprile 2009) - Dietro ogni notizia c'è sempre una storia che val bene la pena raccontare per quanto possa essere strana o conosciuta.

Sono passati 9 anni da quando il Legislatore Nazionale ha promulgato un rivoluzionario atto normativo sulla disciplina del sistema integrato di interventi e servizi sociali: la legge 8 Novembre 2000 n. 328.

Il progetto legislativo si è subito dimostrato arduo e ambizioso.

Ma le finalità erano certamente encomiabili: il sistema degli interventi e servizi alla persona non può e non deve essere settoriale (solo sanitario, solo sociale); non può dividersi tra competenze e settori incapaci di dialogare tra di loro e di realizzare un progetto di vita e di sostegno comune a beneficio dell'utente; il servizio alla persona deve essere integrato e totalizzante, unico e capace di dare risposte ai bisogni di salute e di sostegno dei cittadini.

E proprio per garantire una partecipazione attiva e concreta dei cittadini alla vita politica del paese - soprattutto in settori quali i servizi sociali alla persona - la legge 328 dunque, nell’assetto normativo e nello spirito, si sarebbe dovuta caratterizzare per una continua e proficua partecipazione del mondo del terzo settore alle scelte politiche e sociali dei territori.

Recita la legge, scrive il legislatore,...ma tra il pensiero e l'attuazione si è infiltrata la disattenzione, l'inefficienza, l'incapacità dell'apparato burocratico di supportare una idea così rivoluzionaria di cambiamento organizzato dei servizi.

Non c'è infelicità pari ad un'esistenza intrisa di fragilità.

L'inesigibilità del progetto di vita praticamente costringe la persona con disabilità, i lettori scuseranno il gioco di parole, ad avvitarsi su sé stessa, costringendola a chiedere un diritto che le dovrebbe essere partecipato ed offerto naturalmente, strutturato all'interno di un programma globale di azioni volte al contrasto di ogni forma di esclusione e discriminazione.

Non si hanno notizie a tutt'oggi -nella regione Sicilia- di adempimenti da parte dei comuni di progetti individuali di vita umanizzati e razionalizzati, con l'impiego dei servizi e delle risorse umane e tecnologiche disponibili ad una fattiva e collaborativa presa in carico dei soggetti fragili.

Istituzioni, servizi sociali, famiglie sembrano impaludati dentro schemi preordinati che si accumulano sulle scrivanie dei vari settori degli assessorati. Tutto rimane ingessato, piani di zona, programmazione, bandi, monitoraggio e valutazione dei servizi. Tutto rimane estraneo al dialogo vivo con le parti in causa. Guai ad usare la parola assistenzialismo, meglio parlare di committenti, parola di cui i ministeri in realtà abusano senza tenere conto che i committenti o i clienti prima di diventare tale dovevano essere ben assistiti, e questo in sicilia non è mai accaduto, né con i disabili, né con i tossicodipendenti, né con i pazienti in generale.

Il sistema allora non è ben preparato ed informato riguardo il nuovo indirizzo di pensiero che persegue il raggiungimento di una forma di welfare della persona, in grado di accompagnare il cittadino lungo l'intero percorso della vita e rendendolo protagonista/attore di scelte, di strategie, anche di tipo relazionale.

Ma entriamo nel dettaglio normativo che inquadra le dichiarazioni di principio per i servizi alla disabilità.

Obiettivo principale del Piano è la programmazione di interventi a favore della persona disabile secondo quanto previsto dal Piano Sanitario Regionale, punto 5.5.13 e dalla legge quadro n.328, art.14, commi 1 e 2, quindi la predisposizione per ogni persona disabile di un Progetto globale unitario per il superamento della disabilità che prevede quattro ambiti di intervento con i relativi piani specifici:

-sanitario o clinico riabilitativo, per migliorare le opportunità offerte dai servizi socio-sanitari e assistenziali;

-integrazione scolastica per adeguare il sistema scolastico;

-integrazione socio-economica o lavorativa per adeguare il sistema della formazione e delle politiche del lavoro;

-inserimento ed integrazione sociale con la tutela dello stato giuridico, per impegnarsi maggiormente per l'eliminazione delle barriere architettoniche, porre attenzione continuativa alle politiche dei disabili senza famiglia, aumentare le opportunità per il tempo libero, lo sport e la cultura.

L'informazione contenuta nelle dichiarazioni di principio è il veicolo portante che scuote il pensiero, fabbrica idee brillanti, allerta, produce, induce a rivendicare, a fare, a saper fare.

Vi sono nello sfascio generale del sistema dei servizi ai disabili alcuni punti di valore propositivo. Nulla a che vedere con la 328, ovviamente! E non è un caso che queste idee funzionali nascano nel terreno fertile del terzo settore, in particolare quello delle famiglie dei soggetti disabili, committenti veri e non sulla carta.

Il corso sull'art.14 dell'Anfass Onlus di Palermo, progettato dal comitato tecnico dell'associazione come luogo di incontro sulle procedure di attuazione dei piani triennali territoriali per le persone disabili, nasce dall'analisi attenta dei bisogni, dalla disamina dei valorosi atti normativi, dalla loro mancata applicazione e dallo scoordinamento amministrativo che lascia i deboli sempre più deboli e dipendenti, a causa dei fallimenti e dei silenzi di chi di concerto dovrebbe collaborare.

Come dire: Chi ha il piano (il piano di zona, ndr) suona, chi non c'è l'ha canta!

Il corso è rivolto d operatori del sociale e si svolge presso la sede dell'Anffas Onlus di Palermo.

SCARICA LE LINEE-GUIDA PER FARE VALERE I DIRITTI DI CUI ALL'ART. 14 LEGGE 328/2000 

Per informazioni sul corso e sulle iniziative dell’Anfass si può inviare una mail a anffaspalermo@gmail.com o consultare il sito web www.anffassicilia.net

 



Odette Miceli
02/04/2009

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