Nella vicenda di Pavia i parla di un marito e una moglie che vogliono un figlio. Peccato che il marito sia in stato di coma

(23 Febbraio 2009) - La Legge 40 del 19 febbraio 2004 circa le “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” così recita all’articolo 4: «Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è [...] circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico»; e ancora all’articolo 6 stabilisce che: «le informazioni [...] devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa». Perdipiù, scorrendo il medesimo articolo, si specifica che: «la volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura».
Quanto accaduto in questi giorni a Pavia, pertanto, risulta illegale! Il ginecologo Severino Antinori (nella foto), presso il Policlinico San Matteo di Pavia, ha infatti prelevato il liquido seminale da una persona in stato di coma per permettere alla compagna la possibilità di avere un figlio attraverso la tecnica della fecondazione assistita.
Le autorizzazioni sarebbero state presentate dal legale della donna di Vigevano insieme all’autorizzazione del padre (in qualità di tutor) della persona in coma, ottenuta attraverso una ordinanza del tribunale.
Dal punto di vista giuridico mancano dunque i presupposti per eseguire il prelievo del liquido seminale, poiché (come espressamente stabilito dalla Legge 40) è necessaria da parte della coppia una “volontà consapevole e consapevolmente espressa”. Dal punto di vista etico ci si chiede se sia lecito ridurre l’atto creativo dell’uomo ad una operazione laboratoriale e se sia questo il contesto migliore e degno per far nascere una nuova vita. E’ sbagliato ritenere che: “solo il reciproco dono d'amore sponsale di un uomo e di una donna, espresso e realizzato nell'atto coniugale, nel rispetto dell'unità inscindibile dei suoi significati unitivo e procreativo, rappresenta il contesto degno per il sorgere di una nuova vita umana”?
Secondo l’illustre prof. Antinori “non c’è nessuna forzatura della natura, ma una sua interpretazione. Abbiamo un marito e una moglie che vogliono un figlio. Una gravidanza attesa da tutta la famiglia. Per questo dico no agli steccati ideologici”.
Purtroppo tutto ciò che riguarda la vita umana e il diritto ad una doverosa e dignitosa assistenza è in balia di libere interpretazioni, e là dove esiste una specifica legge sembra sia diventato facilissimo superarla a proprio piacimento e attraverso motivazioni discutibili! C’è da chiedersi, considerando che si considera ancora un marito un soggetto in coma, dove arriveremo continuando di questo passo!!!
Michelangelo Nasca
23/02/2009